LA SOLITUDINE E’ LIBERTÀ O ISOLAMENTO?
La vecchiaia è sparire un po’ per volta, i vecchi non il vedi, non li ascolti, sono come poltrone consumate, occupano spazio e tempo ma non l’interesse altrui. La solitudine li mastica piano, come fa il mare con le rocce, non per rabbia ma per mestiere e loro si aggirano tra sedie vuote, piatti riposti e finestre chiuse, in attesa che un ricordo, un nome, un suono li chiami ancora. Crudele come una società possa considerare inutile colui che ha vissuto, il vecchio è portatore silenzioso della saggezza che solo il tempo può donare, una ragnatela di tessuto che in qualche modo ha cambiato le cose nel piccolo o grande spazio che ha occupato, la scena finale nel film sulla “Thatcher” in cui lei lava una tazzina nel lavandino della sua cucina come una qualunque casalinga anticipa l’altra livella, quella definitiva descritta da Totò. Eppure nel cuore e nella mente del vecchio la vita pulsa come prima, il vecchio fatica a sentirsi tale, in più l’aumentata saggezza lo rende ancora più nobile e interessante, la solitudine in cui cade è colpa della società, della perdita dell’anima collettiva. Ma esiste un risvolto come sempre, la solitudine può diventare uno spazio privilegiato, è infatti nel silenzio e nel distacco dal mondo che il protagonista riesce a accedere alla profondità della memoria e del sentimento, in questo c’è una felicità melanconica e dolce che rende piacevole la solitudine anche perché intuendo meglio le persone e il mondo ci si rende conto della piccolezza della maggior parte degli esseri umani. Quindi benvenuta solitudine, soprattutto di questi tempi in cui il mondo sta veramente cambiando le carte in tavola, in cui tutti i valori conosciuti da due generazioni si stanno sovvertendo, in cui tra essere e avere sta diventando imperativo il mostrare: “mostro dunque sono”, che siano parti del corpo normalmente riservate alla spiaggia o a un partner e ora esibite come gioielli a ogni piè sospinto o siano beni materiali sciorinati non come un raggiungimento del lavoro ma come spettacolo delle proprie qualità, lasciando l’animo smarrito nei vicoli maleodoranti dell’esibizionismo, tutto ciò a un vecchio non conviene, non certo per moralismo poiché i boomer ne hanno fatte di tutto e di più ma per estetica e educazione. La dignità non va mai persa. Poiché l’essere umano è nato per l’ottimismo e non per il vittimismo, non ci arrendiamo, chi patisce la solitudine oggi ha molte possibilità di ovviare il problema, deve solo muoversi un pochino. Esistono infatti adulti che divorziano a 80 anni quindi si possono anche fare sempre nuove amicizie. L’aspettativa di vita è enormemente salita, i 70 sono i nuovi 50, gli over 65 possono continuare il vecchio stile di vita o cercare nuovi orizzonti in viaggi organizzati, palestre, gare di carte, associazioni culturali o benefiche, e pure l’uncinetto è tornato di moda. I consigli di vecchi famosi sono di continuare ad avere un’attività, qualunque essa sia nuova o vecchia, sostituire gli amici che ci hanno lasciato con altri nuovi, studiare nuove lingue, mangiare di tutto, aprirsi alle novità e pazienza se il mondo non ci guarda. I vecchi sono ormai il 30 per cento della popolazione, ai vecchi i vecchi interessano, se la solitudine vi pesa, uscite di casa, il mondo è sempre là fuori anche per voi, non ha mai smesso di girare, (iil mooondo, non si è fermato mai un istante….remember?) altrimenti libri, film e musica sono grandi compagnie. E non dimentichiamo la possibilità di avere un animale al nostro fianco, fa unione, allegria, dona affetto costringe ad occuparsi di lui: opportunità per non lasciarsi andare. Suggerisco tre letture tra vecchie e nuove sull’argomento: “La cura” di Herman Hesse, “Beata solitudine” di Vittorino Andreoli e “L’età sperimentale” di Erri De Luca e Inès de la Fressange e come film “Amour” sulla disabilità dei vecchi, (triste ma pieno di amore) “Le nostre anime di notte” per sperare, e “Marigold Hotel” per ridere di gusto e avere idee nuove. Dai che va tutto bene, un passo dopo l’altro. Cominciate con l’andare a Forlì a vedere la mostra “Il ritratto dell’artista”, nello specchio di Narciso, dal 23 febbraio al 29 giugno, gli autoritratti degli artisti famosi, scoprirete che il selfie è un gesto antico, l‘esibizione di sé stessi è insita nell’uomo, vi sentirete meno vecchi è un po’ più ‘giooovani.’
Ci vediamo là e ci faremo un selfie tutti insieme.